Testimonianze per D. Romano Cecolin

creata il 24 Novembre 2016

 

Che bello ... don Romano è mio amico!

Domani mattina, martedì, andiamo a farci una passeggiata per scoprire un p le bellezze del territorio che don Romano ancora non conosce. Questo è quello che lui sa, però non sa che andiamo a Punta Aderci e non si può arrivare in macchina... ergo ci aspetta una lunga camminata che, secondo suor Marisa, è proprio quello che ci vuole per don Romano.

E' martedì e l'appuntamento è alle 9.30. Puntuale esce dal cancello e partiamo. Confessa di amare la velocità in macchina e prova piacere a guidare ... praticamente sta alimentando la mia passione e si informa della cilindrata della mia machina ... si dimostra un esperto. Il ghiaccio è rotto e da quel momento andiamo a ruota libera, pare che ci si conosca da sempre.

Mi parla del confratello che è a Padova, fratello di un amico di infanzia. Conosce benissimo il paese dove ho vissuto i miei primi 20 anni, Appiano, e mi parla di don fRancesco Trolese, appunto, promettendo di salutarlo a nome mio non appena lo avesse potuto sentire.

La passeggiata ci vede baldanzosi- all'andata - un pò meno al ritorno e stremato sale in macchina. Anche se non espresso, si intuiva il desiderio di non ripetere- almeno per il momento- uno sforzo simile.

Giovedì mattina, la sera prima in sala Fagiolo avevamo preso accordi, appuntamento alle 9.30, stesso cancello.

Ho un contrattempo e lo avverto che ritardo di mezz'ora...

alle 10.00, puntuale, sono ad aspettarlo però, strano, non arriva. Non oso chiamarlo perchè penso a qualche improvviso impegno e alle 10.15 esce don Paolo che mi vede lì in attesa e provvede a chiamarlo... arriva trafelato scusandosi... che sia un segno?

Partiamo decisi di andare a Punta Penna... è ansioso di vedere la spiaggia, che nel trattempo ho provveduto a decantare.

Arriviamo finalmente!

Semrava un bambino, tra l'ansioso e il timoroso. Nell'entrare in acqua ha una espressione di incredibile felicità e mi confessa che è da moltissimi anni che aspettava questo momento. Lo splendido scenario che fa da anfiteatro a questa spiaggia meravigliosa passa, suo malgrado, in secondo piano. Quello che conta è la gioia che si legge sul volto e camminiamo chiacchierando con l'acqua alle ginocchia. E' quasi mezzogiorno e il sole picchia duro, ma non ce ne preoccupiamo: siamo nella gioia più piena. Ad un tratto accenna alcuni passi di corsa che, con l'acqua alle ginocchia e la sua mole, sono sicuramente faticosi. Improvvisamente smette di correre e si lancia come in un  tuffo... però, penso, l'acqua è bassa, come farà a nuotare? O forse prova a vedere quanto resiste sott'acqua... l'apnea dura troppo e  lo prendo per un braccio. Non reagisce. Amen                                      

                                                                                                                                    Giuseppe Di Carlo

                                                                                   

 

                                                  Casalbordino 25- 09- 2016

Nel trigesimo del ritorno alla casa del Padre nel nostro Abate emerito Don Romano,

a nome mio personale, di tutta la cittadinanza che rappresento e come Presidente dei Comuni dell'Unione dei Miracoli, sono qui a commemorare e a rinnovare le più sentite condoglianze al Padre priore Don Paolo, e a tutta la comunità monastica benedettina.

L'improvvisa dipartita di Padre Romano ha lasciato tutti noi costernati. Il Padre Abate è stato colonna portante e punto di riferimento significativo di questa Basilica.

Rimarranno in tutti noi impresse le sapienti interpretazioni del Vangelo, i messaggi cristiani convinti e convincenti di chi ha dedicato la vita a Dio, alla Chiesa e a tutti noi.

Accettiamo cristianamente il grande vuoto che ha lasciato e impegniamoci a colmarlo con la fede e con la preghiera

                                                                                                                                                              Il sindaco

                                                                                                                                                     Filippo Marinucci

 

La improvvisa comparsa di Don Romano. Un grato ricordo di un monaco di S. Giustina

di Andrea Grillo

Pubblicato il 24 agosto 2016 nel blog: Come se non

 

Quando un uomo, un cristiano, un monaco, un prete, un abate, scompare, improvvisamente, su una spiaggia del sud Italia, mentre cerca ristoro al caldo del mezzogiorno con un bagno di mare, il rischio è di chiudere lo sguardo su una vita, su una vocazione, su una predicazione, su una testimonianza, concentrando tutto su quella tragica fine, imprevedibile, amara e dura da portare.

Ma spesso dimentichiamo che gli uomini scompaiono con tanta rapidità quanto rapida è stata la loro comparsa. Vorrei qui ricordare come Romano sia comparso, d’un tratto, repentinamente, inatteso e autorevole, nella mia vita.

Erano i primissimi giorni di ottobre del 1988. Ero arrivato da poche ore a Padova, per iscrivermi e iniziare i corsi alla Abbazia di S. Giustina. Vi ero giunto in circostanze piuttosto inusuali. Del resto in tutte le occasioni decisive per trovare la mia strada, sono stato “chiamato”, non ho deciso quasi nulla da me solo. Già in occasione della mia iscrizione al Ginnasio, infatti, se non fosse arrivato in casa mia uno zio che solo in quel caso varcò la soglia di casa, per convincere i miei a cancellare la iscrizione a Ragioneria, e ad iscrivermi al Liceo, ora forse sarei in mezzo ai conti e non ai sacramenti. Anche nel secondo caso, mi trovai iscritto a Padova dalla iniziativa di un caro amico, che vedeva più lontano di me, e che aveva parlato e preso accordi proprio con Don Romano. Allora, quando giunsi a Padova, mi trovai davanti a Romano, per la prima volta. Con cordialità mi presentò il programma, mi fece l’esame di lingue, mi incoraggiò nei primi passi e poi mi consegnò, con mia grande sorpresa, le chiavi per la stanza e per accedere a diversi ambienti della Abbazia. Ma il mio stupore fu ancora più grande quando, due ore dopo, lo trovai, sempre lui, che mi serviva a tavola, in refettorio. Fu il mio “battesimo benedettino”. Mi si piantò addosso da allora, come un registro vitale, mediato dai suoi gesti e dal suo stile monastico.

Fu lui a mediare, qualche anno dopo, i rapporti con le edizioni Messaggero, con semplicità e continuità. Era un professore di grande timidezza, ma quando predicava, anche nelle messe feriali in Abbazia, si lasciava andare, e il tono della sua voce, dopo inizi sempre molto cauti, decollava, si faceva caldo e faceva sognare il regno di Dio, la carità che resta, alla fine, e la fede viva.

Aveva sempre tante cose da fare. Stampava, facilmente, con sempre rinnovato stupore. E fotografava, con gusto: croci, paesaggi, fiori, animali, luci.

Il carattere era sereno, semplice, accogliente, perennemente in ritardo, per eccesso di attenzione alle ultime richieste di aiuto, di consiglio, di incontro.

La comparsa, improvvisa, di Romano, ha segnato la mia vita, per sempre. Con Don Filippo erano i due punti di riferimento, a S. Giustina, come monaci e come responsabili della scuola.

Ora, la sua scomparsa non cancella quella comparsa. Durante la vita era sempre paziente, sempre conciliante, sempre pacato. Solo in un caso era veloce, deciso, dal piede pesante: quando guidava l’automobile. Guidava come un pilota in gara e più di un collega, alla sua offerta di “passaggio”, inventava su due piedi una scusa.

Da quando era diventato Abate a Finalpia, qui vicino a Savona, ci vedevamo molto meno. Pur abitando a 25 Km di distanza, non ci incrociavamo più nei corridoi padovani. Ora la notizia della scomparsa mi ha richiamato la sua comparsa, altrettanto improvvisa. Nell’ultimo congedo, lunedì scorso, nella Basilica di S. Giustina, il saluto corale di abati, monaci, preti, amici, parenti, ha mostrato, sul volto di tutti, la traccia di questa stessa “comparsa indimenticabile”. La memoria di questa presenza semplice e onesta, discreta e profonda, consolava i cuori e addolciva il dolore. La memoria grata della comparsa ha superato così l’amarezza dura della scomparsa.

 

 

 

 

 

 

Pescara, 26 Agosto 2016

Rev. mo Padre Priore e Comunità,

a pochi giorni dalla scomparsa dell'amato Abate P. Romano Cecolin, insieme all'intera comunità parrocchiale di San Luigi Gonzaga di Pescara, desideriamo esprimere, nella luce della fede, la nostra vicinanza spirituale e la comunione cristiana.

Risuonano ancora chiare nella nostra mente e nel nostro cuore le parole del compianto abate, che senza esitazione, ha accettato l'invito di una catechesi in occasione della festa patronale parrocchiale di San Luigi, lo scorso mese di giugno 2016.

La notizia della tragica scomparsa, se da una parte ci ha lasciati sgomenti, dall'altra ci conforta sapere che la sua esemplarità di vita e di fede, rifulgono come fari di esemplari virtù umane e cristiane. Insigne conoscitore e predicatore della Parola di Dio, ha saputo avvicinare tante persone alla fede, raccontando l'amore di Dio anzitutto con la sua bontà, affabilità, sapienza, nel carisma della scelta monastica, abbracciata in giovanissima età.

A Padre Romano va la nostra gratitudine per essere stato autentico discepolo del Signore, a Voi e ai familiari la nostra vicinanza nella preghiera al Misericordioso.

Don Domenico Di Marco

Parrocchia San Luigi Gonzaga

Pescara

 

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Condoglianze alla Comunità Benedettina e alla Comunità parrocchiale di Miracoli e, in particolare, a tutti i familiari per l'improvvisa scomparsa di don Romano.

Don Romano, l'Abate intelligente e dotto che si presentava nella mitezza e nell'umiltà per essere l'amico, il fratello e il confidente di tutti.

Visse in silenzio nella clausura del monasteroe se ne andò in silenzio nella vastità del mare: così il Signore volle richiamarlo a sé. Il suo arrivo a Miracoli aveva rinvigorito la linfa di cristiana vitalità di tutto il territorio, con eventi ed iniziative di elevato spessore spirituale.

Ora, l'assenza di Don Romano crea un grande vuoto nella comunità di Miracoli (già profondamente colpita da altre recenti tragiche morti), nell'intimità del cuore dei parenti e nell'animo di noi tutti del circondario, che vedevamo in Don Romano il riferimento culturale e spirituale della Chiesa locale.

Restiamo sgomenti, perchè non riusciamo a comprendere l'inscrutabile piano di Dio; e, in un abbraccio corale, ci uniamo nella preghiera, nel silenzio, nel cordoglio e nel pianto.

Come gli apostoli nel Cenacolo dopo la morte di Cristo, anche noi oggi viviamo l'ora buia dell'amarezza e dello sconforto. Quanto dolore, quale delusione!...

Ma ecco, come gli apostoli nel Cenacolo, così oggi riecheggia per noi il grido gioioso ed esultante della Maddalena: Gesù è risorto!

Sì, Cristo è risorto; è la nostra certezza, Egli ci ha preceduto nella gloria del Paradiso per accogliere l'anima buona di Don Romano. Sì, Cristo è risorto; è il nostro conforto nel momento della prova e del dolore. Sì, Cristo è risorto; è la nostra ricchezza, perchè sappiamo che Egli farà scaturire abbondanza di doni anche dagli eventi più tragici e tristi della nostra vita, perchè Egli vuole solo il nostro bene.

Non sappiamo se noi saremo testimoni partecipi della copiosità di grazie che il Signore, per ricompensare il bene compiuto da Don Romano, riverserà sulla Comunità di Miracoli, sui suoi parenti e su tutto il nostro territorio; ma ci consola la convinzione che questo avverrà. L'insegnamento di Gesù e la dottrina del Corpo Mistico ci rendono sicuri che il bene compiuto da Don Romano sarà come il seme del buon seminatore caduto su terra fertile: produrrà frutti copiosi ed abbondanti.

Non è solo un augurio.... è la nostra certezza

Con sincero affetto

 

Tonino e Valeria Monteodorisio

Vasto, 21 Agosto 2016

 

 

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