Articolo: Il Chiostro benedettino di P. Giuseppe Febbo osb

creata il 1 Gennaio 1970

 

 

I L   C H I O S T R O   B E N E D E T T I N O    

                                                                                               a cura di P. Giuseppe Febbo osb

 

 

S. Benedetto nel 1957, da Papa Pio XII, fu proclamato PATRONO DEGLI INGEGNERI E ARCHITETTI.

Nella biografia di S. Benedetto, scritta da S.Gregorio Magno,  c'è un episodio che evidenzia l'unità stretta tra la Regola dove si parla dei vari spazi monastici e   l'effettiva realizzazione di un insediamento monastico.

Si narra infatti che Benedetto avesse inviato presso Terracina da Monteccassino alcuni suoi monaci, affinchè fondassero un monastero sulla proprietà di una pia persona, che ne aveva fatto richiesta.

Benedetto disse ai monaci che li avrebbe poi raggiunto sul posto per indicare esattamenete "dove  costruire l'oratorio, dove il refettorio, dove la foresteria e gli altri locali necessari". Non potendo recarsi materialmente dai monaci, Benedetto apparve loro in sogno" e con la massima precisione indicò, uno per uno, i posti dove si sarebbe dovuto costruire e come costruire".

Benedetto sa unire una bella architettura alla funzionalità degli ambienti. Benedetto vuole un monastero bello, in cui i monaci ci stiano volentieri, senza necessità di uscire.

Al c. 66 della Regola prescrive: "Il monastero poi, se è possibile, dev'essere organizzato in modo che tutte le cose necessarie, cioè l'acqua, il molino, l'orto e le officine delle diverse arti si trovino dentro l'ambito del monastero, perchè i monaci non abbiano alcuna necessità di andar vagando fuori: ciò che non giova assolutamente alle loro anime".

Al c. 4  specifica: "L'officina poi, dove usare con diligenza tutti questi strumenti sono I CHIOSTRI DEL MONASTERO E LA STABILITA' NELLA FAMIGLIA MONASTICA". Al c. 67 ordina: "Così pure sia punito chi ardisse uscire dai  CHIOSTRI del monastero, o recarsi ad un luogo qualunque, a fare qualsiasi minima cosa senza licenza dell'Abbate".

 

                    SIGNIFICATO ETIMOLOGICO DEL CHIOSTRO

 

In tedesco si dice: Kreuz gang = cammino della croce.

In lingua persiana si dice: Pardes = paradiso = giardino

In S. Paolo fuori le mura c'è questa definizione in latino: "CLAUSTRALES CLAUDENS CLAUSTRUM DE CLAUDO VOCATUR".

= da chiudere deriva il chiostro che racchiude coloro che lo abitano.

CLAUSTRUM = chiusura- limite- chiavistello

E' definito come lo spazio dove i monaci possono passeggiare, pregare, leggere  ecc.

E' il luogo dove i monaci sono raccolti in Cristo, e di lì parte "LA STATIO"  cioè lo stare insieme , per procedere alle funzioni sacre. E' luogo di silenzio, e garanzia di separazione dal mondo. E' il centro dell'abbazia, e spesso dicendo chiostro si dice una parte per il tutto. Dire, per esempio, Tizio si è ritirato nel chiostro, significa: che si è fatto monaco. Lo spazio è quadrangolare, e richiama il paradiso perduto.

Il monastero in genere è visto come un libro in pietra. L'architettura monastica  organizzata intorno al chiostro diventa simbolo  dello stile di vita dei monaci.

                                                                                                                              

GIARDINO O PARADISO

 

E' stato scritto anche un libro con questo titolo: "La città dei monaci. Storia degli spazi che avvicinano a Dio” di Federico Marazzi (Ed. Jaca Book). In questo volume ci sono cento pagine dedicate all'Apogeo dei chiostri nella prima età carolingia (VII E VIII secolo ).

Nel c. 2 (v.2) della Genesi si dice che Dio "... cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro"..."Poi il Signore piantò un giardino in Eden..."(v.8);  "Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino. Poi di lì si divideva e formava  quattro corsi..."(v10);

"Dio passeggiava nel giardino alla brezza del giorno"(c3,8).

 

Nella versione greca e in tutta la tradizione la parola "giardino"è stata tradotta con "paradiso". Adamo, dopo la colpa viene cacciato dal giardino: perde il paradiso.

Gesù viene a ricercare l'uomo: è tradito in un giardino, e  sepolto in una tomba nuova che si trova in un giardino: si presenta con le forme di un giardiniere alla Maddalena.

 

Ora il chiostro è visto come simbolo del paradiso perduto, del giardino originale, da dove l'uomo fu scacciato, allontanato. Il chiostro è conforme all'immagine del paradiso terrestre.  In primo luogo domina la luce, uno spiraglio di cielo! Giardino di fiori, di tanto verde, di essenze odorose, o di alberi fa frutto, dove liberamente cantano gli uccelli. Col tempo anche la pietra scolpita diventa albero con fiori e frutti.  Nel centro del chiostro di solito c'è una fontana. Si ricrea così nel centro del monastero un paradiso terrestre, un paradiso perduto. Perchè tutto questo?

Urge capire che il paradiso perduto non appartiene al passato: è insito nel cuore di ogni uomo. Il  giardino perduto simboleggia e rieccheggia il desiderio, la nostalgia di Dio.

Nel chiostro il monaco misura lo spazio della sua solitudine, approfondisce la tristezza di non essere in intimità con Dio persa all'origine. Nel chiostro il monaco ascolta l'eco del pianto di Adamo, scacciato dal paradiso e si addolora nel suo cuore perchè non gode della piena familiarità con Dio.

Il piccolo spazio di cielo, che si può contemplare nel chiostro, è un richiamo alle realtà celesti.

I greci avevano questa visione del mondo, e mettevano la divinità in alto, in cielo.

"Perchè state a guardare in alto"? (At 1,10). Dicono gli angeli agli Apostoli mentre contemplano Cristo che ascende al cielo. Dio è dovunque. Nel medioevo dicevano:

"Cella coelum"=la cella del monaco è il cielo. La camera diventa così il luogo dove il monaco fa esperienza di Dio. Così "portando, adorando il Dio del cielo. Siamo cielo" (S.Agostino). Godiamo di questo piccolo spazio di cielo, che ci ricorda che siamo in cammino verso il cielo. Il chiostro diventa così uno spazio di attesa e di speranza.

 

 

SPAZIO SUPERFLUO E INUTILE

     

 

Il chiostro, spazio che può sembrare inutile, diventa un segno della vita stessa dei monaci. La vita monastica è vita nascosta in Cristo Gesù, vita silenziosa e contemplattiva. I monaci oggi, non sono considerati, nè apprezzati: sono visti come persone  oziose, inutili. Ma sono come le radici di un albero, che non si vedono, ma sostengono tutto l'albero.

Victor Hugo ("I Miserabili") scrive: "La contemplazione è un lavoro, il pensiero è azione, le braccia incrociate lavorano, le mani giunte operano, lo sguardo rivolto al cielo è un'azione. Non c'è forse un'opera più sublime di quelle che compiano queste anime? E aggiungiamo: non c'è forse un lavoro più utile? E' necessario che ci siano quelle che pregano sempre, per quelli che non pregano mai".

Nel monastero c'è un ozio laborioso. Si lavora, si legge, e si prega, ma sempre con tranquillità, senz'affanni, nella gioia della pace. Il monaco cerca di raggiungere quel riposo di Dio nel settimo giorno.

Il chiostro è nato dalla necessità di riunire tutti gli spazi monastici. Quindi questo spazio superfluo e inutile concentra in sè tutti gli altri luoghi utili e necessari:

come la Chiesa, la sala capitolare, la biblioteca, il refettorio, la cucina, i dormitori, le officine, la foresteria: tutto ciò è necessario, utile e finalizzato: tutto ha un suo scopo.

La tradizione monastica ha voluto che questi spazi siano riservati, lontani, solitari, per creare uno spazio inutile. Questo spazio che sembra superfluo diventa il centro e il cuore del monastero.

 

 

 

LA MERIDIANA COME ESPERIENZA DI TEMPO

 

Il chiostro è uno spazio inscritto nel tempo della giornata monastica, uno spazio consacrato ad un cammino di fede. Qual'è il tempo che misura i passi  nel chiostro?  

Il tempo è scandito dalla meridiana, che ritroviamo in quasi tutti i chiostri. Le meridiane sono contornate da bellissime massime che servono anche come spunti di riflessione per progredire verso Dio. Eccone alcune: "Da mihi solem dabo tibi horam"

"Sine sole sileo!" "Cernis qua vivis qua moriere latet!" "Cum umbra nihil et sine umbre nihil"! I passi inutili, nello spazio superfluo, misurano il tempo perso per "CRISTO VERO RE". Lo spazio del chiostro, santifica il tempo.

Entrando nel chiostro, il monaco entra così in un tempo sacrificato. Il segno della Croce trasforma l'apparente perdita del tempo in sacrificio = sacrum facere = e diventa dono gratuito. Pertanto il monaco, giorno dopo giorno, attraversa lentamente il chiostro, come per dare allo spazio della Croce, il tempo necessario per trasformare la sua vita in sacrificio gradito a Dio per la salvezza di tutti.

Non è più solamente il corpo del monaco, che passa attraverso il chiostro, ma la coscienza invitata per lo spazio e il tempo, per lo spazio di tempo, a lasciarsi trasformare in dono in Cristo risorto.

 

                                                                                                                          

Gesù, Dio, l'Eterno, è entrato nel tempo. Gesù nasce nella pienezza dei tempi: Gesù il pleroma, la pienezza della salvezza. Gesù è sempre lo stesso ieri oggi e sempre.

Secondo i miti antichi il tempo è l'eterno ritorno. Il tempo cristiano non è mai ripetizione, perchè è fondato sulla storia. Ma la storia non si ripete.

Gesù domina il tempo e la storia: è Alfa e Omega, il Principio e la fine. Siamo chiamati ad entrare nella pienezza del tempo: cioè accogliere Cristo e santificare il tempo.

 Bisogna capire che il tempo è quello che è, ma siamo noi che dobbiamo santificarci nel tempo. Il tempo biblico, il tempo della chiesa, il tempo liturgico, è sacro, perchè tempo di salvezza, orientato verso il ritorno di Cristo Gesù.

Pertanto non sprecare il tempo, gestire bene il tempo, trafficare il presente guardando al futuro, e non perdere di vista la meta finale. S.Paolo dice: il tempo si è fatto breve e usare tutto con animo distaccato (I Cr7,29-31). Papa Francesco in vari documenti ripete questo slogan: "IL TEMPO E' SUPERIORE ALLO SPAZIO". Cosa vuol dire?

Urge prestare attenzione ai segni dei tempi, all'agire di Dio nella storia, attenzione alla realtà, attenzione alle persone, e non ad idee astratte.

S. Benedetto afferma che dovunque si serve sempre allo stesso Signore. Il luogo non conta. Un'altra massima sulle meridiane monastiche dice: "Omnia aliena sunt tempus tantum nostrum est" (Seneca). (Nessuna cosa ci appartiene, soltanto il tempo è nostro). Il tempo è prezioso perchè vale l'eternità, vale quanto Dio. Troviamo tempo per tante cose, e non troviamo tempo per Dio. Allora vuol dire che Dio non ci interessa, non ci prende, non ci preme. Il monaco nel chiostro cerca di imitare il Signore sa operare riposando, e riposa operando: gusta l'ozio laborioso.

 

 

 

                          CHIOSTRO : DOMUS DEI : CASA DI DIO.

 

Quì si fa un'esperienza forte della presenza di Dio.

Possiamo dire che ci sono cinque cardini della presenza di Dio:

 

a) Nella sala capitolare la Presenza è ascoltata

b) Al refettorio questa Presenza è divisa nella comunione fraterna

c) Nel chiostro questa Presenza è desiderata. E' gustata

d) Nella Chiesa  questa Presenza è donata attraverso i sacramenti

e) Alla porta del monastero questa Presenza è accolta e servita nei fratelli che bussano al monastero. Per passare da un punto all'altro, da una forma di Presenza ad un' altra, il monaco deve sempre ricordarsi del peccato d'origine: capire che tutto è grazia, tutto è dono. Avere la coscienza della perdita di Dio e del suo essere misterioso. Di quì la ricerca di Dio e lo sforzo di piacere solo a Lui. Senza questa coscienza della perdita:

la dramma perduta non avrà nessun valore, la pecorella ripresa non si distingue dalle 99, che soltanto il tesoro trovato nel campo porta gioia, e così la perla scoperta negli abissi del mare dona la forza di lasciare tutto per Cristo.

Bisogna anche metter in conto che spesso questa Presenza per noi diventa assenza.

La nostalgia di Dio, suscitata dal chiostro diventa, pesante, dolorosa per la distanza tra l'abisso della miseria umana e l'abisso della misericordia di Dio.

 

 

 

             

   CHIOSTRO INTERIORE E SPIRITUALE

                                                                                                                         

 

 

Il chiostro normalmente è un quadrato. Il quadrato è simbolo della perfezione, di Dio.

S. Agostino così spiega la cosa: "Che c'è di più perfetto del quadrato? I lati sono uguali, da ogni verso la forma è quella: su qualunque lato si poggi, c'è stabilità, non caduta. Se tu dai una spinta a un masso di forma quadrata, si sposta, ma non cade: si sposta perchè non oppone resistenza, non cade perchè rimane sempre nella sua configurazione dritta. Il quadrato infatti sta sempre per diritto, in qualunque lato lo giri: se lo muovi da un lato, si rovescia su un altro, ma non può cadere steso per terra. Giustamente quindi anche il Signore Dio quando ordinò a quell'antico giusto che fu Noè di costruire l'arca, gli comandò di farlo con legni squadrati. Per quella costruzione volle che si ussasero tronchi non soggetti a putrefazione e di forma quadrata: non soggetti a putrefazione per simboleggiare l'eternità, quadrati per indicare che la tentazione va evitata. SIAMO ANCHE NOI DEI QUADRATI, ANZI TUTTO INTERO IL CORPO DI CRISTO SIA UNA MASSA QUADRATA: rimanere saldi nella professione di fede...di fronte a qualsiasi tentazione non cedere.

Si dice: “è una persona quadrata, anche dopo aver subito qualche rovescio, restò in piedi” (Discorsi nuovi 18,1). In un altro discorso esorta: "CRISTO STA COSTRUENDO L'ARCA. ADERITE A LUI, CONSEGNATEVI NELLE SUE MANI, LASCIATEVI SQUADRARE E INCOLLARE: NESSUNO SI SOTTRAGGA  ALL'AZIONE DI QUESTO COSTRUTTORE. LA SUA GRAZIA SA COME SISTEMARTI: BASTA CHE TU NELLA PERVERSIONE DELLA TUA SUPERBIA, NON VOGLIA ESSERE UN LEGNO FRADICIO".

"Pertanto lo spazio chiuso dischiude uno spazio aperto all'ASSOLUTO. Allora il chiostro materiale diventa uno stimolo a costruirsi un CLAUSTRUM ANIMAE.

Nel cuore c'è l'incontro con Dio e di lì rifiorisce il giardino del paradiso con i profumi delle varie virtù. In questo monastero spirituale: l'Abate è Dio stesso; il portinaio l'amore alla castità; il recinto è formato dall'umile obbedienza; direttore di coro: è cantare a Dio nel proprio cuore; l'infermeria è l'attenzione ai malati;

l'economo è la carità con zelo verso Dio e delicatezza verso i fratelli.

Urge tener pulito questo chiostro spirituale dalla ortiche e dalla erbacce dei vizi con il tosaerba della confessione e della compunzione del cuore: per innestare i virgulti delle rose e dei gigli". (Da Monaca cistercense "Vita di Beatrice" del 1200, Ed. Paoline 2016 ).

                                                                                                               

 

 

Anche la liturgia canta: "VOS CLAUSTRA QUANTIS GRATIAE/

IMPLESTIS HIC ODORIBUS/ DUM GRATA PER SILENTIA/ MENS HAERAT IMMORTALIBUS. (Voi avete riempito del profumo di tante grazie, i chiostri: mentre la mente nel gustoso silenzio aderiva a Dio)

Uno scrittore focolarino moderno, Spartaco Lucarini (dec.1975) testimoniava: "Il mio segreto è che mi sono fatto un chiostro dentro l'anima. Ci vado ad abitare appena posso. Al mattino, nella comunione ci metto Gesù: e a custodia ci metto Maria. Poi durante la giornata cerco di conversare con loro ... Nel mio chiostro getto tutte le mie preoccupazioni, le mie ansie, le ansie di quelli che mi avvicinano... i problemi della Chiesa e del mondo".

S. Geltrude la Grande (libro delle Rivelazioni) un giorno fu invitata dal Signore a scegliere nel suo CORPO DIVINO I LUOGHI DELLA VERA CLAUSURA.

Per obbedire al comando di Dio, ella propose di fissare il suo ingresso nei piedi del Signore; nelle sue mani, il luogo del suo lavoro; la sua bocca divina le avrebbe fatto da SALA del capitolo e da parlatorio; per mezzo dei suoi occhi benedetti avrebbe studiato e letto; le sua orecchie infine sarebbero state il tribunale, dove ella avrebbe confessato i sui peccati.

Armand Jean De Rancè, fondatore dei Trappisti, diceva: "Inutilmente chiuderete le porte dei vostri chiostri, se lascerete aperte le vostre bocche".

Il beato Paolo VI dall'Abbazia di Montecassino (1964) lanciava a tutti l'appello di riaffacciarsi al chiostro benedettino.

"Sì, la Chiesa, il mondo hanno bisogno che S. Benedetto esca dalla comunità ecclesiale, e si circondi del suo recinto di solitudine e di silenzio, e di lì faccia ascoltare l'incantevole accento della sua pacata e assorta preghiera, di lì quasi ci lusinghi e ci chiami ALLE SUE SOGLIE CLAUSTRALI, per offrirci il QUADRO di un'officina del divino servizio, d'una piccola società ideale, dove finalmente regna l'amore, l'obbedienza, l'innocenza, la libertà dalle cose, e l'arte di bene usarle, la prevalenza dello spirito, la pace, in una parola il Vangelo".                                                                                                                              

Agli Abbati Benedettini (1966) sottolineava la bellezza della vita claustrale.

"Siete sostenuti dalla vostra Regola, che così recita: ovunque crediamo che Dio è presente. La vostra presenza è come un segno e un indizio della presenza di Dio fra gli uomini. Celebrate: chi vi ascolta? Celebrate le azioni sacre: chi vi presta attenzione? Sembra che gli altri non vi capiscono e non vi considerano; sembra  che la solitudine deprima la vostra vita. Ma non è così. C'è chi si accorge che voi avete acceso un fuoco; c'è chi comprende che dai vostri CHIOSTRI SI IRRADIANO LUCE E CALORE; c'è chi si ferma, guarda, riflette. Voi innalzate la mente degli uomini di quest'epoca alle realtà supreme. Offrite loro un primo impulso a riflettere, che spesso li conduce alla salvezza e ad acquisire nuove forze. Ma questo può accadere solo ad una condizione: che la vostra vita, organizzata secondo lo stile monastico, sia perfetta sotto ogni aspetto".

Santa Benedetta della Croce (Edith Stein) riflette sulla clausura: "Ci siamo obbligati ad osservare la clausura, ma Dio non si è obbligato a lasciarci sempre dietro le mura della nostra clausura. Egli non ne ha bisogno, perchè possiede altre mura per proteggerci... E' nostro sacrosanto dovere l'osservare col maggior rigore possibile le leggi della clausura, per vivere con la più grande pienezza la vita nascosta con Cristo in Dio... se siamo cacciati sulla strada il Signore manderà i suoi angeli a proteggerci

con maggior sicurezza di qualsiasi più alto e grosso muro di clausura".

Papa Francesco (agli Abbati Benedettini 8-9-2016) apprezza la vita claustrale:

"PUR SE VIVETE SEPARATI DAL MONDO LA VOSTRA CLAUSURA NON E’ STERILE, ANZI E' UNA RICCHEZZA, E NON UN IMPEDIMENTO ALLA COMUNIONE".

Nelle prime pagine della Bibbia vediamo dei patriarchi che cercano di ritornare al paradiso perduto. Di Enoc si dice: "Piacque a Dio". Di  Noè: "Camminò con Dio".

Di Abramo: "camminò alla presenza di Dio".

E' ciò che faceva S. Benedetto nel Sacro Speco "Abitò con Dio".

Ecco questa è la prima occupazione del monaco: fare esperienza di questa presenza di Dio e offrirla anche a chi si accosta al monastero.

Ma per realizzare tutto questo si richiede un pò di disoccupazione.

 

 

 

                                                             PADRE GIUSEPPE FEBBO

                                                                 02-02-2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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